Gianni Regalzi

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Gianni Regalzi
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Re: Gianni Regalzi

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TANAVLEN E PEDIVÈLA

U j’era Tanavlen e Pedivèla
ch’is’eru tücc e dói annamurà
ad Cü Rutónd, ‘na gron bèla pivèla
ch’la stava an t’la medesima cuntrà.

Anzёn di dόi però l’ava l’ardì
ad dichiarè l’amur a cula Steila
e al rinviavu sempr al martedì
quóndi ch’l’andava al furn con la só melia.

Al suma tücc che u temp al curr sgagià
e cula Mata l’era semp pü bèla,
cui dói anvece semper pü sparzià

e antónt ch’i stavu lé a meditè
cul gròn bèll toc ad tunn ad Cü Rutond,
dal panaté us fava strafugnè.

Lisòndria, 31 Magg 2007
Gianni Regalzi
(Foto da Google immagini)

Traduzione dell’Autore.

Tanavlen e Pedivèla

C’erano Tanavlen e Pedivèla/che si erano entrambi innamorati/
Di Cü Rutond (Sedere Tondo) una gran bella figliola/
Che abitava nella stessa contrada.//Nessuno dei due però aveva il coraggio/
di chiarare il proprio amore a quela Stella/e lo rimandavano sempre al martedi/
quando Lei portava il granoturco al forno//Sappiamo tutti che il tempo corre in fretta/
e quella ragazza diventava sempre più bella/mentre i due amici sempre più rimbambiti//
e mentre stavano lì a meditare/quel gran pezzo di tonno della ragazza/faceva l’amore col fornaio//.

(La traduzione in lingua penalizza moltissimo il sonetto privandolo della musicalità propria del metro).

Gianni Regalzi
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Re: Gianni Regalzi

Messaggio da Gianni Regalzi »

AD OCCHI CHIUSI

Per un istante ho chiuso gli occhi al giorno
e per maligno fato son franato
nel cupo bosco dei deliri e affanni.

Dal buio dei cespugli occhi malvagi
mi scrutano e mi spian di nascosto.

Con insicuro passo e a braccia tese
cammino verso meta sconosciuta.

Angoli acuti, spigoli taglienti,
tronchi marciti, ruvide radici,
erbe pungenti e fiori con le spine
feriscono il mio passo, il viso e il senno.

Un chiurlo di civetta, un urlo, un pianto,
non so cosa succede. C'è una nube
fatta di fango, fumo ed ombre scure
che avvolge tutto ciò che mi sta attorno.

Violento un raggio giallo mi ferisce,
ma stranamente ciò mi pare dolce,
pian piano riapro gli occhi, è il Sole Amico.

È sorta per fortuna un'altra Aurora.

Alessandria, 17 Tevet 5776 (29/12/2015)
Gianni Regalzi
(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris.)
(Foto By Web)
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Re: Gianni Regalzi

Messaggio da Gianni Regalzi »

ALL'OMBRA DEL SOLSTIZIO DELL'ESTATE

La spiaggia era deserta, solo noi
distesi all'ombra delle stelle antiche.

Il mare mormorava l'armonia
nel lento divenir della risacca.

Tante ombre intorno e l'eco del peccato
accompagnava il tuo respiro e il mio.

"Lascia che sia così, non dire nulla"
mi sussurrasti con voce tremante
e complice il languor di prima estate,
precipitammo nel profondo inferno.

Alessandria, 22 giugno 2012
Gianni Regalzi
(da "Silenzi e Pensieri" dir.ris.)
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Re: Gianni Regalzi

Messaggio da Gianni Regalzi »

L’ECO DELLA MIA VOCE

L’opaca trasparenza di un ricordo
mi lascia delle zone buie ed ombre.

Un bimbo corre allegro nel giardino,
ma non ci sono fiori, solo ortiche.

La nonna è nel suo letto
definitivamente addormentata,
ci sono ceri a lutto e tanti veli
fetore di reliquia, fuochi fatui.

Domenica mattina di quel maggio
col delicato effluvio della rosa.

Barba rasata e l’auto fuori pronta,
la prima spiaggia aspetta la sua pelle,
son lì con lei sdraiato in riva al mare.

Mani golose, sguardi intensi e muti,
ma poco avanti un rombo, un urlo e un pianto
e poi tanto silenzio nella mente.

Ora il mio tempo è fermo o scorre in fretta,
camici bianchi, letti con le cinghie,
un finto sole è lì sotto la volta
non è mai tramontato dietro ai monti.

Sento la mia voce che da lontano
Inconfondibilmente mi fa l’eco.

Alessandria, 17 Tammuz 5775 (4/7/2015)
Gianni Regalzi
(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris.)
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Re: Gianni Regalzi

Messaggio da Gianni Regalzi »

I SOGNI E LA FOLLIA

Un inquietante chiurlo di civetta
e un monotono frinire di cicale
mi spargono davanti un’altra notte.

Con la preziosa chiave dei miei sogni
per una volta ancora fuggirò
dalle fauci insanguinate
della mia inesauribile follia.

Alessandria, 25 Sivan 5775 (12/6/2015)
Gianni Regalzi
(da “Silenzi e Pensieri” dir. ris.)
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Messaggio da Gianni Regalzi »

LA VUZ ANT ‘L PUS

J’hò turna vist cul’òmbra ant la me curt,
ormai disabitaja da tònc ani.

L’è ‘ncura lé, tacaja a la miraja
ch’la uarda vèrs al pus ant u giarden.

L’avghiva zà ‘na vota, tònt temp fà
qònd ch’a giugava co’l balòn e co’l biji.

L’avghuiva ammachi mé, j’ater j’arijvu,
im divu ch’l’era frütt d’la fantazia.

Me anvece j’era sicür ad cul ch’a diva,
sensa però capì u significato.

Del voti um smiava fina
ch’l’aurijsa dim cuc-cosa
e me a stava lé còn atensiòn,
ma ‘nveci del paroli
a sentiva ‘ndrenta ‘l còr frigg e emusiòn.

D’anlura u j’è pasà pü ‘d sinqònt’ani
e lé’ l’è semper lé ch’la uarda ‘l pus.

Adès el pus l’è seuc, u j’è pü l’acqua,
però s’ai vagh auzen còn atensiòn
um smea ‘d senti l’eco
d’na vuz ch’la crea “Aiuto”.

Lisòndria, 24 Dicember 2007
Gianni Regalzi
(Foto di Roby Novello da "L'obiettivo è l'Anima"
Poesie di Ginni Regalzi e Foto d'Arte di Roby Novello)
(Diritti Riservati)
(La foto è una rielaborazione da uno scatto
fatto nel giardino di Casa Regalzi in ALESSANDRIA)

Traduzione

LA VOCE NEL POZZO

Ho nuovamente visto quell’ombra nel mio cortile,
ormai disabitato da tanti anni.
È ancora lì, contro quel muro
che guarda verso il pozzo nel giardino.
La vedevo già una volta, tanto tempo fa
quando giocavo con il pallone e le biglie.
La vedevo soltanto io, gli altri ridevano,
dicevano che era il frutto della mia fantasia.
Io ero certo di ciò che dicevo,
senza però comprenderne il significato.
A volte sembrava persino
volesse dirmi qualche cosa
ed io ascoltavo con attenzione,
ma non sentivo altro che freddo ed emozione.
D’allora sono trascorsi più di cinquant’anni
e quell’ombra è sempre lì che guarda il pozzo.
Il pozzo ormai è secco, non c’è più acqua,
ma se mi avvicino con attenzione
mi sembra di sentire l’eco di una voce che grida “Aiuto”.
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