Ahmad Shamlu


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Messaggio 01/09/2019, 14:32

Ahmad Shamlu

Io non sono una storia

Io non sono una storia che puoi raccontare,
non sono una canzone che puoi cantare,
non sono un suono che puoi udire,
non sono neppure questo che puoi vedere
né quello che puoi conoscere.

Io sono una sofferenza che anche tu puoi provare,
chiamami con un grido.

Gli alberi parlano con il bosco, l’erba con la terra,
le stelle con le galassie. E io parlo con te.

Dimmi il tuo nome, dammi le tue mani,
dimmi le tue parole, dammi il tuo cuore.

Io ho scoperto le tue radici.

Attraverso le tue labbra ho parlato al Tutto,
le tue mani sono sorelle delle mie.

In una luminosa solitudine ho gridato con te
per quelli che sono vivi.

In un oscuro cimitero ho cantato con te
la più bella canzone perché quelli morti quest’anno
erano le persone che amavano di più i vivi.

Dammi le tue mani. Le tue mani mi sono familiari.

Oh tu, che ho scoperto molto tardi.

Io parlo con te come le nuvole parlano con la tempesta,
come l’erba parla con la terra,
come la pioggia parla al mare,
come gli uccelli parlano alla primavera,
come gli alberi parlano al bosco.

Perché ho scoperto le tue radici,
perché la mia voce è sorella della tua.



Ahmad Shamlu
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##--------> MILA
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Messaggio 01/09/2019, 14:35

Re: Ahmad Shamlu

AIDA ALLO SPECCHIO

Le tue labbra,
Soavi come la poesia
Mutano il più sensuale dei baci
In tale pudore
Che un cavernicolo
Ne giova per divenire uomo.

E le tue guance,
Con due solchi obliqui
Che tracciano il tuo orgoglio
E il mio destino.
Io che sopportai la notte
Senza essere armato dell’attesa del mattino

E dai postriboli della compravendita
Riportai integra, una superba verginità.
Mai nessuno con tanta spietatezza
Si levò a uccidersi
Come io mi abbassai a vivere.

Il tuoi occhi, il segreto del fuoco
Il tuo amore,
Il trionfo dell’uomo
Quando si affretta a contrastare il destino.

Le tue braccia,
Un angolo dove vivere,
Un angolo dove morire,
Una fuga dalla città
Che con mille dita
Insulta volgarmente
Il candore del cielo.

La montagna nasce dalle prime pietre
E l’uomo dai primi dolori.

In me c’era un prigioniero tiranno
Che non si abituava al canto delle sue catene.
Io sono nato con il tuo primo sguardo.

Nelle tue maestose movenze
Le tempeste
Risuonano
Con la magnificenza di un flauto.

E la melodia delle tue vene
Fa sorgere il sole dell’eternità.

Lasciami ridestare dal sonno,
Che tutti i vicoli della città
Sappiano della mia presenza.

Le tue mani, la riconciliazione,
Compagne che aiutano
A cancellare l’ostilità dalla memoria.

La tua fronte, un grande specchio
Alta e radiosa
Dove le Pleiadi si riflettono
Per scoprire la loro bellezza.

Nel tuo petto due uccelli cantano inquieti.
Da quale via giungerà l’estate
Perché la sete renda più gradevole l’acqua?

Prima che tu apparissi nello specchio
Guardai dentro una lunga vita
Piansi paludi e mari.

Fata con sembianze umane
Il tuo corpo non brucia, se non nel vuoto dell’inganno!

La tua presenza è un paradiso
Che spiega la fuga dall’inferno,
Un mare che mi inghiotte
Fino a purificarmi di tutti i peccati e di tutte le menzogne.

E l’aurora si risveglia con le tue mani.
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