Messaggio 26/03/2013, 14:21

Chinua Achebe

L’esploratore

Come un’alba inannunciata a mezzanotte
di colpo si spalancò davanti ai miei occhi
un cerchio di terra rasa, da alte falesie
di una foresta profonda custodita in incanto d’ambra.

Fu certo la fine di un lungo viaggio,
ma per quanto e da dove sembra incerto, in importante
un fatto solo importava adesso,
quel corpo così ben conservato
che nel vederlo capii che mi aveva condotto in quel punto.

Le circostanze della morte erano incerte,
pur se una vaga traccia fluttuante
pareva alludere a una catastrofe aerea
elusivamente.

Ma dove, allora, i resti del duro naufragio?
Quella tinozza di gesso che come una crisalide
morta li custodiva riposante finora
completamente incapsulati fu rotta
da una mano fredda per questa attuale degenza.

Il resto era perfetto, tranne la gamba
mancante recisa perfettamente alla giuntura del ginocchio,
anche il bianco grembiule da scolaro
immacolato nella luce di un tenue giallo.
Il mio volto soprattutto era in perfetto accordo,
ché non aveva accolto in sé
paura né agonia nel fatale momento.

Illuminato da un chiarore
che raramente s’incontra nei sogni
il mio io esploratore rimase
un po’ distante ma in qualcosa appagato,
dietro di lui una lunga, nebbiosa ricerca,
domane incorrisposte mandate a dormire
essendo inutile ormai riformularle.
Bastava, in quel silenzio intrappolato di un’alba anomala,
trovarsi faccia a faccia all’improvviso un corpo
che non sapevo neppure di aver perso.

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1966

Distratti
i nostri giorni avventati
si sono sottomessi ad autorità orrende
e hanno recitato con indolenza
lentamente, giù, nel remoto
pozzo sotterraneo
un trapano a punta di diamante
s’avvicinò insinuandosi
al caos residuo, al
raro odio artesiano
che una volta schizzò sangue
caldo sul viso di Dio
ratificando la sua prima
delusione nell'Eden.

Chinua Achebe