Messaggio 17/03/2013, 20:17

Gaetano Ippolito.

Salve, mi sono iscritto ora e, dopo aver letto molte poesie degli utenti, ho deciso d'iscrivermi. Inizio dicendo che non mi sento alla vostra altezza ed, iscrivendomi a questo forum, non voglio far altro che arricchire il mio lessico e la mia conoscenza sulla poesia e sulle tecniche di quest'ultima.
Spero vi piaccia qualcuna di queste poesie.

L'ennesima nota dolente
che fugacemente solca l'anima
e gli infiniti spazi
in cui nuotano i tuoi passi, in cui
naviga la tua mente...
Nave dei sogni,
che scruta le rotte del fato,
che guida gli incerti pensieri
nelle cave dello spirito, e
tuffandosi nel vento
trova la luce dimenticata dal
triste riflesso di me
che rigetta l'amore
in cui si perdono le mie parole
troppo semplici per essere lette,
troppo complesse
per essere ascoltate.



C'è il cielo che abbraccia la terra
e il mare che si riempie di nuvole.
Ci sono i prati
notturni dell'universo colmi di
stelle che sbocciano come fiori nei
primi giorni di primavera,
e le foglie che subiscono
le carezze taglienti del vento, e c'è
pure il giorno che
si piega al volere
della notte e la
notte che si
piega al volere
del giorno.
Ci sono le stelle che
sfumano le nuvole,
e le nuvole
che nascondono le stelle.
E c'è la luce nel mio cuore
e c'è il buio nei miei occhi,
ed io sento tutto questo,
ma non lo vedo,
no, non lo vedo.
E se mi aiuti,
se mi aiuti
ad aprire gli occhi,
ti prometto
ch'io aprirò il tuo cuore,
e ci entrerò,
e tu non potrai cacciarmi,
no, non potrai più cacciarmi,
ma permettimi di provare,
ti prego.



Occhi negli occhi,
mani nelle mani.
Il mondo prende fuoco.
Io prendo fuoco.
Bolle
nelle vene
il sangue.
Arrostisce
sulla brace
dei pensieri
il corpo,
ma sul viso
trattenuta smorfia
di dolore.
Piccola lacrima
ed è la pace,
ed è l’inferno
nella mente.

Tiro il dado,
e l’infame sorte
sceglie lui,
tu scegli lui,
mentre lontano
nel buio
di questa notte,
unica luce
nel cuore,
le fiamme.
Unica luce
negli occhi,
la morte.

Ennesimo testimone
dell’ennesimo parto
indolore della realtà.
Figlio
di una mente
troppo illusa.
Padre
di una realtà
troppo delusa.
Per me,
per te,
per molti di noi,
l’amore
è solo l’ennesimo tabù.


Illimitata purezza
in un corpo
che l'anima pervade
d'ineguagliabile bellezza.

Lacrime non sono, le loro
gocce di tristezza,
acqua con cui lavarsi
per bagnarsi d'innocenza;
e scivolano via i peccati
di una vita inesistente
ormai troppo comuni
per essere notati dalla gente.

Non sono sorrisi, i loro
ma porte per il paradiso.
Ti donano l'eterno,
solo se con immane coraggio
attraversi l'inferno
ove regnano sguardi
velati di malinconia
ed innumerevoli tentazioni,
lungo la via.

Ora sai cosa vale la pena vedere
scorgi il vero volto del piacere;
lo accarezzi con le dita
e con gli occhi scorgi
la vera essenza della vita.

E' questa, la donna,
figura mistica
ricolma di pensieri
che finge di esserne priva
per affascinare noi avventurieri.

E tu, stupido uomo ignaro
cerchi risposte sotto gonne di seta,
ma dimmi, se ne hai il coraggio
non è dell'amore il succo
ciò che sovente disseta?



Da corpi putridi e fetidi
l’anime si volgono
a rallegrar la notte
alternando a danze macabri
la malinconia di tristi
gemiti e le urla d’interminabili
ed intramontabili lotte.

Tutto segue la monotonia
cara al cimitero
mentre la notte lenta
volge al sorgere del sole e la
confusa agitazione smorza,
con l’incedere di marcati passi,
quelle urla con somma forza.

Ma da lontano un cappello si
erge alto fra le tombe
nere come l’arcano mondo
che del suo sepolcro
bacia le sacre sponde
e giace in eterno nella fossa
colma di nere anime e sporche ossa.

Ecco il guardiano della morte
zoppo, e con un solo occhio:
le sue urla scrutano
la mera crudeltà di questi
luoghi che ardono nell’anima
od all’inferno in migliaia di roghi.
E nell’odio spenti i peccati.

Ora l’anime s’abbraccian
al loro marmo freddo
di morte, privo di colore;
Di peccatori tormentati
s’apre nel terreno bagnato un pozzo;
laddove nasceva una volta la vita
in esili fiori sboccianti
ora s’immergono eternamente
gelidi fiati e cuori palpitanti.

Trafitto dalla lama dell’amore
muoio ferito nell’onore
e ove la morte firmò
con un enorme squarcio
inizia a penetrare
dell’odio il sentimento marcio.