Gruppo Amici della Poesia

Verità e NonViolenza sono Antiche come le Montagne
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 Oggetto del messaggio: Langthar
MessaggioInviato: ven ago 20, 2010 10:30 am 
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Iscritto il: ven ago 20, 2010 10:17 am
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Ultima modifica di Langthar il mar ago 24, 2010 8:09 pm, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Langthar
MessaggioInviato: sab ago 21, 2010 6:50 am 
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Sommo poeta

Iscritto il: gio lug 07, 2005 4:26 pm
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Località: bari
poesia di titolo e svolgimento intriganti.Ritmo adeguato.
Interessante.
Io e l'Amin Luca Necciai ti diamo il ben arrivato
Ci conosceremo meglio man mano che tu posterai altre poesie.
Ciao

_________________
ito nami


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 Oggetto del messaggio: Re: Langthar
MessaggioInviato: sab ago 21, 2010 2:41 pm 
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Iscritto il: mer ago 18, 2010 2:32 pm
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Mi piace molto la conclusione, quasi nichilista, di quel "s'inabissa" ed è molto interessante la scelta del titolo visto il testo che poi ne segue. Non comprendo però cosa voglia significare quel "apatico", soprattutto non comprendo chi è il soggetto del poema. La cosa affascinante è che così facendo si potrebbe giungere alla conclusione che sia il nulla (ed ecco ancora il nichilismo) che spinge alla fame, una fame che è del tutto umana, la fame più basilare di tutte: quella di essere, finalmente compiersi.

Su questo tema, non a caso, mi vengono in mente poesie come Aspasia (o più lateralmente, A se stesso) di Giacomo Leopardi. Nel caso particolare di Aspasia voglio far riferimento alla teoria degli scambiati oggetti che mette a tema il desiderio infinito dell'uomo che poi nel caso di Aspasia viene appunto scambiato per la donna, che non essendo infinita non può compiere pienamente l'uomo il quale allora se la prende con la donna.


Ultima modifica di Gio R. il sab ago 21, 2010 2:44 pm, modificato 2 volte in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Langthar
MessaggioInviato: sab ago 21, 2010 2:42 pm 
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Iscritto il: ven ago 20, 2010 10:17 am
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Grazie per il tuo commento e per il benvenuto. ;)

Con il termine "apatico" intendo il momento in cui si da sfogo, si esterna ciò che giorno per giorno la gente inibisce o "sopprime" del tutto, per vari motivi personali e "sociali". E sempre in quell'attimo di sfogo, lo si fa con apatia, indifferenza, impassibilità. Molti non condividono il termine che ho scelto, non mi interessa, il punto di vista è soggettivo.

Il titolo "Fame" si riferisce alla fame di questo istinto, quasi una pulsione che a volte diventa irrefrenabile.


Ultima modifica di Langthar il sab ago 21, 2010 2:52 pm, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Langthar
MessaggioInviato: sab ago 21, 2010 2:44 pm 
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Iscritto il: mer ago 18, 2010 2:32 pm
Messaggi: 6
Il tema di fondo, sono spinto a credere, è lo stesso che ho descritto nel commento? ;-)


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 Oggetto del messaggio: Re: Langthar
MessaggioInviato: mar ago 24, 2010 2:37 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: Langthar
MessaggioInviato: lun ago 30, 2010 1:13 am 
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Iscritto il: mer ago 18, 2010 2:32 pm
Messaggi: 6
Langthar ha scritto:
Grazie per il tuo commento e per il benvenuto. ;)

Con il termine "apatico" intendo il momento in cui si da sfogo, si esterna ciò che giorno per giorno la gente inibisce o "sopprime" del tutto, per vari motivi personali e "sociali". E sempre in quell'attimo di sfogo, lo si fa con apatia, indifferenza, impassibilità. Molti non condividono il termine che ho scelto, non mi interessa, il punto di vista è soggettivo.

Il titolo "Fame" si riferisce alla fame di questo istinto, quasi una pulsione che a volte diventa irrefrenabile.


Ora, non per fare il letterato :lol: , ma sai come si chiama questa cosa che tu hai descritto? Si chiama desiderio ed io aggiungerei d'infinito. Quello stesso bisogno che accomuna tutti gli uomini. Ogni uomo nasce con quel bisogno di felicità che lo contraddistingue da una scimmia, perché la scimmia non si chiede, come fa ad esempio Leopardi, perché abbia questa domanda (che Leopardi chiama o noia o tedio, perché lo costringe a riflettere su quanto la vita sia crudele facendogli desiderare infinitamente, ma dandogli soltanto cose finite nel loro poter soddisfare che è quindi incompleto, sempre inconcludente perciò all'uomo resta sempre la domanda d'infinito).
Inoltre se vogliamoa approfondire ancora più seriamente la questione, questo fatto, per chi studia teologia, è detto il senso religioso ossia la spinta, la domanda, di compimento dell'uomo che come avendo fame ha bisogno del cibo, volendo l'infinito, il compimento, il bene, la felicità, sente il bisogno dell'amore di Dio. Ma questi, seppur molto interessanti, sono argomenti più teologici che poetici. Poi chiaro, se escludiamo Dio dalla nostra sfera, le risposte che ci diamo sono quelle che si dà Leopardi: ho un desiderio infinito, ma nessuno mi può rispondere perché Dio non esiste, quindi questo desiderio è noia all'uomo e fango è il mondo e tragica è la condizione della natura umana che nonostante ciò: or come (...) se frale in tutto e vile, tant'alto senti?


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